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Ma non è affatto una novità.Sono anni che il cinema italiano ottiene premi e riconoscimenti prestigiosi sul panorama internazionale.L’anno scorso Jasmine Trinca ha vinto come miglior attrice di Un certain regard, agli Oscar quest’anno Chiamami col tuo nome (guarda la video recensione) di Guadagnino si aggiudicava la statuetta di miglior sceneggiatura non originale, Sorrentino, vincitore di quattro European Film Awards e del premio della giuria di Cannes per Il divo, nel 2014 vinceva Oscar, Golden Globe e Bafta per La grande bellezza. Garrone con Gomorra fece incetta di premi internazionali, da Cannes agli European, più recentemente sono stati assegnati Orsi d’oro alla Berlinale a Fuocoammare di Rosi e a Cesare deve morire dei fratelli Paolo e Vittorio Taviani. Senza contare i numerosi premi assegnati dai festival oltreoceano, su tutti Perfetti sconosciuti (guarda la video recensione) di Genovese che due anni fa ritirava il premio come miglior sceneggiatura al Tribeca Film Festival (e oggi sbanca il botteghino cinese con oltre un milione di dollari solo il primo giorno)..

Eppure qui c’è qualcosa di diverso.Innanzitutto il regista affida il ruolo del protagonista a Jason Biggs, lasciando che l’attore porti in scena il tipico personaggio alleniano, indeciso su tutto e incapace di lasciarsi andare. Per se invece sceglie la parte del mentore che ha il compito di instradare il giovane Biggs sul sentiero della vita.Questa scelta offre ad Allen la possibilità di intavolare un dialogo con se stesso, mettendo la sua gioventù di fronte ai propri errori e dimostrandole come, con scelte più decise e coraggiose, forse quell’aura di incertezza sarebbe potuta evaporare. E’ tutto uno scherzo naturalmente, Woody ci tiene a farcelo sapere sfondando la quarta parete per demolire la sospensione di incredulità.

Il giorno successivo si parte di buon per Cincsor, a 69 km di distanza (circa 1.15 h di guida), un delizioso villaggio che si estende intorno a una cittadella fortificata tipicamente transilvana, con torri difensive e magazzini per beni alimentari, costruita dalla minoranza sassone stabilitasi in questa regione boschiva nel XII secolo. Accanto al villaggio si trovano delle affascinanti guesthouses (Case de Oaspeti) ricavate da una scuola evangelica, dalla casa del contadino e dalla parrocchia, oggi di proprietà di una coppia tedesca, arredate con stile sobrio, caldo ed elegante. Un ora di viaggio e si arriva a Biertan, che possiede imponenti mura medievali e la famosa chiesa fortificata (secondo molti la più bella della Transilvania), protette dall Qui, nei tempi antichi, venivano richiuse le coppie che volevano divorziare: per due settimane dovevano condividere un solo letto e si dice che solo una di queste coppie, in 400 anni, abbia mantenuto il proposito iniziale.

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