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E neppure basta che Christophe Barratier e il suo co sceneggiatore Philippe Lopes Curval si siano ispirati a La cage avec rossignols, girato nel 1945 da Jean Dréville. C’è, in questo racconto semplice e ingenuo d’una dignità e d’un rispetto ritrovati, qualcosa che somiglia a un sollievo. E il sollievo è suggerito anche dal comportamento in platea del pubblico, silenzioso e partecipe.Non capita a tutti di debuttare con un film che totalizza otto milioni di spettatori in patria, come è accaduto a Christophe Barratier, regiusta e sceneggiatore di Les Choristes, l’opera prescelta dai francesi per rappresentarli nella gara dell’Oscar per il miglior film straniero.

La prima volta che Sorrentino sceneggia a quattro mani?Sorrentino: Si. Ma conoscevo da anni Umberto Contarello, ho cominciato con lui. Siamo accomunati dallo stesso amore per gli Stati Uniti e per il viaggio.Umberto Contarello: Dopo che Paolo mi ha raccontato la sua idea, abbiamo cominciato a scriverla come fosse la cosa più naturale del mondo.

La regista racconta Tito e gli alieni, applaudito al Torino Film Festival, premiato al Bif e dal 7 giugno al cinema.Approdata alla regia da autodidatta, dopo alcuni corti (da Giulietta della spazzatura, 2003, con Valerio Mastandrea), nel 2011 Paola Randi ha scritto e girato il suo primo film di finzione, Into Paradiso: incontro tra comunità napoletana e minoranza srilankese che rovesciava gli stereotipi sull’immigrazione. In Tito e gli alieni prodotto da Bibi Film e Rai Cinema in collaborazione con TIMVISION si è spinta in Nevada (ma anche in Almeria, sui set di Sergio Leone, e alla centrale di Montalto di Castro) per una storia che affronta la morte con la chiave del genere fantascientifico.”Nell’ultimissimo periodo della sua vita mio padre ha iniziato a perdere la memoria. Un giorno l’ho visto guardare a lungo una foto di mia madre per cercare di conservarne il ricordo.

Vai alla recensioneMi aspettavo molto di più. Il ritmo spesso è lento, prolisso. Le scene dei vari sketch proposti dai comici che sono durante tutto il film sono ripetitive fino ad essere noiose e direi nemmeno così comiche. Nato nel 1943 e morto nel 2008 Bobby Fischer è stato sicuramente un grande scacchista se non il più grande. Il documentario prodotto dall’HBO ne ripercorre la biografia utilizzando le testimonianze di chi lo ha conosciuto direttamente integrate con un’ampia selezione di materiali video. Ne emerge un ritratto che ha al centro il famosissimo incontro in Finlandia con Boris Spassky tenutosi nel 1972 e avente in palio la corona mondiale allora detenuta dal russo e conquistata in quell’occasione dall’americano.

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