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Primi ingaggi e primi incontri fortunati la portano a farsi conoscere nell’ambiente del cinema romano: l’esordio avviene con Il trittico di Antonello (1992) di Francesco Crescimone. Negli stessi anni debutta anche in televisione, prende parte alle mini serie Il cielo non cade mai (1992) e Non parlo più (1995), dove conosce Anna Bonaiuto. Di lì a poco recita ne La scorta (1993) di Ricky Tognazzi, film che occhieggia alla tradizione cinematografica del genere poliziesco d’oltreoceano, seguito da La ribelle Storia di Enza (1993) di Aurelio Grimaldi, dove interpreta la sorella di Penelope Cruz, entrambe rinchiuse in riformatorio dopo essere state sorprese a rubare.

Nel panorama cinematografico italiano Franco Nero è uno degli interpreti più originali, anzi oseremo dire surreali. Aggettivo che prendiamo in prestito alla luce di uno dei registi che l’ha diretto nella sua lunga e fortunata carriera: Luis Buuel.Attore dalla professionalità eccellente, è stato anche un impagabile protagonista dello spaghetti western italiano chi non ha seguito le avventure di Django sul grande schermo? , quindi libero da schemi e da pregiudizi, ha appassionato grandi e piccoli con i suoi intensi occhi blu, attraversando il cinema nel più ampio dei modi, dai grandi autori alle pellicole di serie B, ma sempre con estrema competenza.La vocazione per la recitazioneFiglio di un poliziotto, dopo essersi diplomato in Ragioneria, si iscrive alla Facoltà di Economia e Commercio, ma prestissimo sceglie di interrompere gli studi per seguire dei corsi di recitazione presso il Piccolo Teatro di Milano. Da Milano si sposta poi a Roma, dove spera di ottenere qualche scrittura come attore cinematografico ma, al contrario, non gli offrono che contratti per apparire in fotoromanzi.Almeno fino a quando la sua bellezza, e soprattutto i suoi profondi occhi blu, non colpiscono John Huston che si trovava a Cinecittà per girare un film.

Un giorno Marcellino trova nella vecchia soffitta uncrocifisso. Vedendo il Cristo della Croce molto magro, immagina che abbia fame e decide di portargli soavemente da mangiare e da bere. Avviene il miracolo: il corpo del Cristo crocifisso si anima per ricevere il pasto offerto, rivolgendo anche la parola a Marcellino che, avendo trovato, nella fretta, solo pane e vino, lo dà comunque aGesù, che lo soprannomina giocosamente “Marcellino Pane e Vino”..

Il madrileno Tomas parte dal Canada dove si è trasferito per recarsi dal suo migliore amico Julian, attore argentino trapiantato a Madrid. Tomas ha solo quattro giorni da trascorrere con Julian, e sa che il suo amico ha poco tempo da vivere. Ma entrambi rifiutano di inscenare un addio, preferendo entrare insieme nello spaesamento che precede la morte, e che comporta anche decisioni pratiche non più rimandabili.

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